atavistic The internal contradictions present majority have a very precise articulation that resides not in the program launched by center about a year ago. When this part is mocked and hilarious that pretty little volume, ostentato da Prodi & Co. come la soluzione di tutti i problemi, come quel che avrebbe fatto il Bene dell’Italia, fummo tacciati di superficialità, di approccio preconcetto e partigiano. Oggi è chiaro in realtà come la falla della Tav non fu certo una semplice svista ma l’indicatore della linea politica perseguita dall’ammucchiata antiberlusconiana: quella del non scelta. Ecco quindi un programma ricchissimo di grandi propositi, di ottimi slogan elettorali ma privo di qualsiasi linea strategica. Così le domande sul taglio del cuneo fiscale: in quanto tempo? per chi? e soprattutto con quali risorse? Così le domande sugli stanziamenti a scuola, sanità e ricerca? Così le domande sulla politica estera al grido fuori dall’Iraq. Ovunque ambiguità dettata da indecisione prima che da strategia. Perché se c’è qualcosa di cui a detta di tutti questo governo è sprovvisto è appunto una linea politica chiara. Non si tratta qui di sapere esattamente con quali misure e in quale modo ma quali leve vuoi utilizzare per risollevare questo benedetto paese? Lo scotto di impopolarità che l’esecutivo sta pagando è uno scotto stupido perché in termini politici non porta da nessuna parte. Ben più lungimirante sarebbe stato per esempio sposare in pieno una linea riformista che senza toccare il sistema fiscale – che a detta dello stesso governo funzionerebbe bene – avesse spinto con forza sull’innovazione delle imprese e sulla ricerca. Magari alla maniera “sinistra”, cioè con contributi diretti anziché con agevolazioni o defiscalizzazioni, ma comunque in una direzione chiara scelta da chi, vinte le elezioni, sacrifica le istanze dell’ala massimalista puntando a soddisfarle semmai nei prossimi anni magari con un Pil migliore. Certo questa strategia avrebbe destabilizzato la maggioranza, con rischi conseguenti di tenuta parlamentare, ma dove conduce invece questo coricarsi sul conservatorismo sindacale? Da sedicente economista risanatore Tommaso Padoa Schioppa si è adattato al ruolo di ragioniere fallimentare. La ratio seguita è stata più o meno questa: l’azienda sta crollando, spartiamoci quel po’ di dividendi accontentando il nostro azionista con più peso – leggi sindacato – non certo con più voti.
Il problema politico di tenere insieme una maggioranza composita poteva in realtà essere risolto alla radice con un programma sintetico e preciso. Piuttosto che autoproclamarsi salvatori della patria Prodi & Co. avrebbero dovuto prendere atto della estrema diversità delle posizioni all’interno del centrosinistra e individuare pochi punti precisi, perlomeno in politica economica, entro i quali il futuro governo si sarebbe mosso. Il metodo evidentemente era però troppo rischioso per chi come il premier aspirava ad occuparsi di affari più che di politica. Di qui l’accontentarsi di un solo mandate, sufficient to stabilize the new rulers for decades, sadly enough, however, also hopes to undermine the foundations of a ransom that our country would be ready to get today.
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